La buca del coniglio

la buca del coniglio

E’ molto molto curioso che mi sia stato suggerito – e che io abbia accettato – di leggere un libro in cui si parla della possibilità di andare e tornare avanti e indietro dal passato con la possibilità di cambiarlo, e conseguentemente di cambiare il futuro, in un momento in cui sto sperimentando con stupore ed allegria, il potere di cambiare il presente.

Evoco ogni volta che voglio la mia buca del coniglio.

Tolgo la marcia automatica e torno indietro rifacendo le cose ogni volta che voglio, ogni volta che voglio farle meglio. E le cambio.

Non cambio le cose, ovviamente. Non potrei neanche farlo. Ma cambio me. E questo basta inevitabilmente a cambiare tutto.

Quando sento salire un’emozione che mi disturba. Mi interrogo. Riavvolgo il nastro. Trovo il punto da cui è partita. Torno ancora un po’ più indietro. Modifico qualcosa del mio atteggiamento. Faccio ripartire tutto. E tutto è diverso. E fila liscio. E non sono più negativa, arrabbiata. triste. E riesco invece a sorridere, guardando un diverso aspetto di quello che prima mi faceva arrabbiare.

Ero nel mio posto del cuore. Un ostello immerso nella natura. Spartano e pulitissimo. Profumato di legno.

Entro nel cucinino e vedo nel lavandino un piatto e due posate sporche, schifose, smuffite, lasciate la da chissà quanto. Mi sale l’astio, mi arrabbio, lo odio, chiunque sia stato.

Poi in macchina, infastidita da questo sentimento, ci ripenso.

Riapro la porta del cucinino piena della mia gioia di stare in quell’ostello. Vedo i piatti e provo tenerezza infinita per chi li ha lasciati lì. Già sorrido.

Immagino sia  in un momento di difficoltà tale da non sentire e non vedere la bellezza assoluta di tutto quello che lo circonda. Voglio fargli un favore, regalargli una cura. Mi metto a pulire i piatti. Sorridendo e con gioia. Pulisco tutto il cucinino.

Splende.

Il mio ostello è tornato perfetto. Chi ha lasciato il piatto sporco forse coglierà la bellezza del gesto e ne sarà sorpreso o rallegrato. Io sento che così le cose sono andate meglio, per me. Che questo è il sentimento che mi fa stare bene. che quell’astio l’ho superato e trasformato.

E per farlo mi è bastato solo pensarci, senza neanche aver dovuto pulire tutto sul serio. 😉

Chiedo a Luca un appuntamento. E lui invece di fissarmelo mi dice di scrivere al suo segretario. Ci resto male. Mi sento mortificata.

Ci sto male e mi domando perché. Mi sforzo di essere onesta e ammetto che mi immaginavo, volevo, che mi rispondesse “Ma certo quando vuoi, chiamami! Questo è il mio numero, o anzi, già che ci sei, hai tempo dopo? Mi fermo volentieri mezz’ora in più per te, sempre che tu abbia tempo”.

Rido della mia presunzione: che aspettative alte. Non alte, ALTISSIME, conoscendo Luca e il valore che da a se stesso e al suo tempo. Sono sollevata di averle ammesse. Nascoste facevano più male.

Provo a immaginare  come si sarebbe sentita, a chiederglielo, la più modesta e timida delle mie compagne di classe.

Avrebbe tremato di soggezione solo al pensiero di avvicinarLO. Gli avrebbe domandato con un fil di voce, arrossendo, se per caso da qui a 10 anni avrebbe mai trovato un ritaglio di tempo per incontrarla, pur pagando a peso d’oro ogni preziosissimo istante che le avrebbe dedicato. E se LUI, anzichè incenerirla con un solo sguardo, le avesse risposto come ha fatto a me “Ma certo! Chiama Stefano e fissa una data con lui” sarebbe andata via volando a 10 metri da terra scordandosi forse anche di salutare e ringraziare. E si sarebbe sentita la persona più fortunata e felice della terra.

Ecco. Rivissuta da un’altra possibile me  la sua risposta non mi fa più così male.

Rido divertita delle mie pretese mal celate e mi riprometto di verificare solo in seguito, dopo averlo incontrato, se la sua risposta era segno di insofferenza e antipatia – come ho creduto – o solo la sua routine. Andrà benissimo verificarlo, qualsiasi sia la risposta. La cosa scema è intestardirmi adesso ad interpretare un suo comportamento.

Eravamo in macchina. tutti e 4. Da un nonnulla non ricordo neanche cosa, in un istante è scoppiato un casino. Una fiammata. E abbiamo litigato tutti contro tutti. In 5 secondi. Fuoco e fiamme. Astio e veleno a saettate.

Poi un doloroso silenzio.

“Siamo proprio diventati una famiglia di merda”. Questo mi è venuto in mente. Con tutto il suo peso. Una vera coltre grigia. Su tutto quello che avevo desiderato e creduto. La visione nitida di un fallimento, di una sconfitta, di un baratro.

Potevo rimanere lì, in quel sentire. Per fortuna invece lo ho riconosciuto. L’ ho visto da fuori.

Ho staccato lo sguardo e lo ho spostato sulla strada che scorreva. “Sono contenta che stiamo andando a mangiare con gli amici, ne ho proprio voglia”.

E mi ha ripreso una grande serenità. E deve essere stata contagiosa perché abbiamo passato una serata piacevole.

Mi è venuto in mente di scrivere tutto questo. Mi si è formato chiaro tutto intero nella mente in un istante.

Mi capita spesso. Di solito demordo. Stavolta invece mentre scendevo le scale le ho viste chiaramente le due strade. Riprendo a studiare o dedico 10 minuti a scrivere sta cosa?

Ho scritto. Evidentemente 😉

Rispondi

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: