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3 – 2 – 1 Vacanze!!! (prima parte)

in valigiaCosa metto in valigia?

Prima Parte: Il Beauty e i Rimedi

Manca poco alla partenza e quest’anno voglio organizzarmi per tempo, visto che la sera prima me ne andarò a cena con le amiche e quindi non potrò preparare la valigia all’ultimo, come faccio di solito.

I figli crescono, la macchina si è ingrandita e quindi avrei più spazio, ma invecchiando divento saggia e mi servono molte meno cose. Leggo piena di ammirazione di persone che usano 10 capi di abbigliamento, mescolati fra loro con sapienza, per vestirsi un intero mese. Sogno di arrivare a quei livelli ma intanto mi impegno a studiare un po’ meglio, e ridurre, le mie necessità.

Sto preparando le liste dei miei indispensabili e questa è quella per il beauty e per la mia “cassetta degli attrezzi”. Vado al mare 15 giorni e non avrò né voglia né bisogno di truccarmi e piastrarmi i capelli, porterò solo un burro di cacao colorato e lo smalto per le unghie dei piedi, sia mai che si dovesse sbeccare. 

Non utilizzo più da anni più creme o prodotti per il corpo, ma solo oli vegetali, macerati o burri biologici, al più addizionati da me con qualche olio essenziale.

Sarò in appartamento e per me è importante avere in casa un odore che amo e riconosco quindi porterò i miei incensi preferiti (Muladhara Chakra di Fiori d’Oriente) e parecchi oli essenziali, per i più svariati usi.

Ma veniamo al dettaglio, ecco i prodotti per il corpo che metterò nel Beauty:

Olio di Jojoba e di Cocco per nutrire corpo e capelli, prima o dopo il sole, dopo la doccia, come più mi garba.

Aloe in Gel come dopo sole, Olio di Iperico se disgraziatamente dovessimo bruciarci.

Macerato di Arnica per i miei sportivi.

Già che non metto smalto alle mani ne approfitterò per rinforzare le mie unghie con Olio di Ricino.

Per il viso mi preparo degli oli giorno e notte a base di argan o jojoba e oli essenziali profumati.

In più preparerò un olio da massaggio dopo sport a base di arnica e oli antidolorifici e uno o più spray antizanzare con citronella geranio e menta.

Gli oli essenziali che porto sempre con me, insieme al Rescue Remedy e allo strumentino per il Guasha:

Limone, forse il mio preferito, per sentirmi piena di energie e attiva, da aggiungere all’acqua per rinfrescarmi, per farmi venir voglia di andare in palestra e contro otite o cefalea.

Arancio amaro. Per migliorare l’umore e mitigare la stanchezza

Lavanda, una goccia sul cuscino per dormire bene, puro sulla pelle in caso di punture o taglietti.

Basilico in diffusione per quando devo studiare o rimanere concentrata

Timo (chemotipo a thujanolo) delicato ma attivo su infezioni di media entità

Tea tree come disinfettante

Chiodi di Garofano sia mai mi dovesse far male un dente

Ledum, insieme al Rescue Remedy dei fiori di Bach, in caso di panico.

Elicriso in caso di traumi o distorsioni.

Sembra tanta roba ma in realtà occupano una piccola borsina che riesco agevolmente a portarmi sempre dietro (foto).

Dimenticavo! Qualcosa in farmacia la compro, la crema solare Avène 50+ a cui va la mia imperitura gratitudine perché solo grazie a lei il sole non è più un nemico, e l’acqua termale spray, sempre di Avène, perché è una coccola piacevolissima. Da quando ho preso l’abitudine di tenerla in borsa, in estate, non smetto più di spruzzarmela, è davvero gradevole ed aiuta ad abbassare la temperatura quando inizia a diventare fastidiosa.

E per voi? Quali sono i vostri indispensabili?

Preghiamo

preghiamo(funziona ancora).

Me lo ricordo benissimo quell’istante, quel richiamo solenne, a un certo punto durante la messa.

Ero ragazzina, mi piaceva stare lì, nella mia parrocchia. Era il posto di noi ragazzi, battezzati e comunicati lì, delle prove del coro, le messe serali degli scout, quelle della mattina alle dieci, cantata da noi con i nostri canti allegri.

La chiesa poi era bellissima. Fresca fin quasi fredda, circolare, ampia. Freddi i marmi, freddo l’intonaco delle pareti quando era così piena da dover rimanere in piedi accanto all’acquasantiera. Fresche le panche con il loro spesso strato di laccatura, freddo il supporto delle candele votive in ferro battuto e persino freddi i colori di quegli affreschi così strani, così moderni, sulle pareti dietro gli altari.

Come se non bastasse sceglievo l’angolo più buio, davanti all’organo, nella cappella laterale di destra. Davanti a me sbucava il corridoio, quello che correva sul retro, collegando con la sagrestia e anche da lì usciva una corrente freschina, come fosse stato l’ingresso di una galleria.

Preghiamo

Finalmente dopo tante parole impostate, dovute, che seguivano l’ordine stabilito per le letture del giorno, venivamo svegliati, chiamati a mettere del nostro, a partecipare attivamente col potere delle nostre intenzioni e dei nostri cuori, più o meno puri, a quella cerimonia.

Preghiamo. E quel silenzio che veniva dopo. Per darci il tempo, una volta risvegliati, di allontanarci dalle orecchie che fino ad allora avevano ascoltato attente e trovare quel posto, in noi, da cui poter formulare le nostre preghiere.

“Preghiamo” mi torna in mente anche ora, e quasi me ne vergogno un po’.

La bambina che ero ha poi smesso di andare a messa pochi anni dopo e da allora le chiese, altre chiese infinitamente più brutte, sono state solo il luogo di funerali e matrimoni.

Qui poi irriconoscibili, presidiate come sono da tristissime vecchie velate con lo sguardo arcigno che recitano preghiere neniando e lagnando a gara, sembra, per chi mostri maggior dolore.

Eppure lo sento ancora, come accompagnato da un campanello leggero.

Preghiamo. Prima di ogni azione consapevole. Il momento in cui mi raccolgo cercando un centro, lo raggiungo e stabilisco la quiete. Trovo le parole giuste per formulare l’intenzione, chiedo aiuto per perseguirla, riconosco di essere parte di un tutto organizzato e saggio che accoglierà le mie intenzioni per farne quello che è meglio farne.

Sia fatta la tua volontà.

Le stesse parole, ancora valide, anche con tutta un altra consapevolezza.

 

 

Tecniche Olistiche


tecniche olisticheSono insofferente, sempre più, verso l’entusiasmo di chi ha incontrato, scoperto, una nuova tecnica.

Sono insofferente alle tecniche, specie a quelle infallibili.

Non sopporto più chi ne ha sposata una e neanche, allo stesso modo, chi ogni mese ne sposa una diversa. Anche se si, credo che funzionino, che siano valide, quasi tutte.

Sarà che io le tecniche non le imparo mai. Non le approfondisco. Non le provo davvero. Le osservo e le ascolto. Lascio che le loro idee, le loro proposte circolino in me. E osservo cosa capita.

Si, le tecniche sono spesso sorprendenti, ed entusiasmanti.

Ma i meriti per i cambiamenti che promettono no, non se li dovrebbero prendere.

Non sono le tecniche a generare un cambiamento. E’ la disposizione d’animo di chi alla tecnica si accosta.

Ma è l’accostarsi, con cuore puro a animo semplice, che vale. Non il volerla cavalcare, il farsene forte. Lo sbandierarla.

A volerla cavalcare si diventa piccoli mostruosi io. Saccenti e superbi. Chiusi.

Io i cambiamenti li ho visti soltanto ogni volta che ho vissuto una tecnica con coinvolgimento profondo. Che non può prescindere dall’ascolto di sé e dal silenzio.

Cose che mi fanno bene

lista

Una delle cose belle del bullet journal é che si possono aggiungere le pagine più disparate in qualsiasi momento ci venga in mente di farlo, basterà poi indicarne nome e numero nell’indice o scordarci di farlo se la pagina che abbiamo creato non é poi così memorabile.

Così mentre allestivo le nuove pagine per il mese di novembre mi é scappato di fare questa lista, che trovo assolutamente preziosa.

Casualmente non contiene cose che si possono comprare, eccetto il biglietto del cinema o del teatro.

Sono tutte cose che ho scritto di getto e ispirata, cose che mi appartengono profondamente.

Il bello di questa lista – e lo ho scoperto solo dopo averla scritta – é che per stare bene mi basta leggerla.

Mi riporta con sicurezza a chi sono e a dove sono.

Toglie di mezzo scontentezze e frustrazioni e mi avvolge, rassicurandomi completamente.

Penso che la ricopierò su un cartoncino, per tenerla spesso davanti agli occhi.

E voi? Avete sottomano la vostra lista? Provate a farla, e vedete l’effetto che vi fa.

Se non é assoluto benessere quello che vi coglie rileggendola non dubitate di voi, é la lista che é sbagliata. Avete probabilmente scritto cose che non funzionano, dettate dalla testa anziché dal cuore, o dalla pancia.

Buttate tutto e riscrivete, finché non trovate le parole che funzionano davvero, per voi.

Settembre

settembre-toscana

Adoro scappare al mare a settembre, proprio mentre tutti rientrano, proprio mentre tutto ricomincia.

Mollare tutto e tutti lì con un sorriso, dire

ohhhhh no scusa, io rientro fra una settimana.

In compenso ad agosto io c’ero, a predisporre tutto per potermi permettere questa fuga.

Ho lavorato tanto nello studio. L’ho pulito minuziosamente. E l’ho ordinato con grandissima attenzione. Ho scelto, buttato, spostato sistemato. Cosa ci deve essere e cosa no, non più. Cosa è in primo piano e cosa è relegato ad un piccolo scomparto. Su cosa voglio posare gli occhi, su cosa voglio lavorare, cosa voglio tenere a portata di mano. A cosa voglio lasciare ampio margine intorno.

Alla fine delle pulizie ho comprato 12 cuscini nuovi, colorati. Un regalo per la nuova stagione. Per me, per lo studio, per le persone che verranno tutto l’inverno a fare le meditazioni. Perché stiano più comode e calde.

Ho sistemato il mio guardaroba, mi sono fatta un regalo: ho tolto TUTTO quello che non mi dava gioia, seguendo uno dei dettami più interessanti del libro della Kondo “Il magico potere del riordino“ permettendomi di non badare ai buoni motivi della ragione.

L’ho pagato tanto, è nuovo, mi serve davvero…

Via, ho messo tutto via (sono riuscita a farlo perché non ho buttato nulla, ho solo tolto e richiuso velocemente negli scatoloni del fuori stagione, il prossimo anno valuterò se riaprirli o regalarli).

Questo mi ha permesso di notare con facilità cosa funzionava e cosa no del mio guardaroba. Non ho gonne, avevo troppe magliettecanottiere, troppi capi bruttini e insignificanti. Tante cose “giusto per mettersi qualcosa”.

Ora che ho meno vestiti sono costretta ha pensare di più per vestirmi, devo cercare con cura cosa posso mettere con quei pochi pantaloni che mi sono rimasti. E quindi mi vesto meglio. Devo scegliere le scarpe, un paio non vale più l’altro.

Ho capito che al posto di tante magliette preferisco avere qualche camicetta carina, anche fresca, senza maniche, ma che mi faccia sentire in ordine. Ho fatto due acquisti con somma soddisfazione e ho scelto di tagliare un paio di pantaloni che non mettevo più per farne degli shorts godibilissimi.

Tasto dolente, presa dall’entusiamo del less is more ho deciso di partire per la settimana di mare con solo 10 capi, CONTATI, e l’ho fatto con gioia, non fosse che appena arrivata ho capito che avevo sbagliato stagione e sono dovuta CORRERE a comprare, fortunatamente ancora in saldo, due magliette a maniche lunghe e una felpa. Ho desistito dal comprare anche un pigiama invernale solo perché in casa, ho trovato una coperta di lana, sigh.

collane toscane

Ho scelto con Margherita, di regalarci due bellissime collane con pesci da un’artigiana deliziosa e penso saranno per sempre un ricordo bellissimo.

settembre - disegni

Ho portato in viaggio “una cosa sola” di Gary Keller che avevo già preso in prestito dalla biblioteca ma volevo fosse mio, fosse altro per l’illustrazione bellissima che apre il libro ma in realtà sono sprofondata nella lettura di Jane Eyre che ho trovato meraviglioso.

Ne ho scritto e disegnato, e credo che continuerò a farlo per un bel po’.

settembre, il mio ufficioHo riaperto il mio ufficio preferito. In riva al mare, con il caffè. Con alle spalle la vegetazione fitta e profumata della macchia mediterranea. Sto studiano aromaterapia e sto crescendo il desiderio e l’intento di affinare lo studio, di completare gli schemi, di personalizzare il metodo e farlo mio. Inghiottire le nozioni, ruminarle. Elaborarle, pensarle, disegnarle, rotearle fra le mani. Metterle in pratica, provarle, costruirle. Viverne immersa. E uscirne. Avendole trasformate in uno strumento solido. Affidabile. Sicuro e saldo.

Per farlo devo smettere di criticarmi, sempre. Devo smettere di dirmi che come faccio io non è fatto bene. Che non mi devo permettere. Devo concedermi il tempo e il modo. Devo persino incoraggiarmi e mi merito di farlo.

Ho guardato tanti video di acquarello e con gli ultimi spicci rimasti dallo scorso anno ho comprato un pennello gigantesco.
Ho sentito Simone e preso accordi per una lezione di disegno.

A giorni torno.

E ne sono felice.

Segui l’intuizione

O per lo meno appuntatela.

segui l'intuizione

Sto seguendo un corso M-E-R-A-V-G-L-I-O-S-O a Milano sulle Funzioni del’Io e su come riequilibrarle attraverso l’uso degli oli essenziali.

Parliamo quindi di Sentimento, Emozione, Memoria.. di cosa sono e cosa sopratutto NON sono, di come manifestano la loro azione, di cosa succede quando non sono in armonia.

L’ultima lezione è stata sull’Intuizione. Ci è stato detto fra le altre cose di come la funzione sia pienamente equilibrata non tanto quando produce intuizioni a iosa quanto piuttosto quando si è in grado di dare a ciascuna intuizione la giusta collocazione.

Mentre andavo a prendere i figli a scuola ho pensato: dovrei fare una lista di tutte quelle persone, più o meno note, che dopo essersi laureate in medicina, biologia o chimica, e dopo aver con successo esercitato la professione – magari ottenendo riscontri dalle loro pubblicazioni – hanno poi dirazzato allontanandosi dalla comunità scientifica.

Ora, io sono strana e sconclusionata. Ma non sempre in balìa di pensieri così strampalati.

Spesso si, ma non sempre.

La novità di oggi è stata riconoscerla sul nascere. Darle un nome a quest’idea senza senso.

Intuizione. E dunque appuntarmela, per non perderla.

Di solito avrei trascorso qualche tempo a vederla scorrere. L’avrei pensata nei dettagli. Avrei chiesto ai figli di non interrompermi perché ero assorta in un pensiero.

Più o meno stanca poi avrei smesso, senza averne fatto nulla. E mi sarebbe rimasto la sensazione di aver perso tempo, inutilmente, sentendomi inspiegabilmente svuotata.

Stavolta ho preso un appunto. E la lista di dottori dirazzati ho cominciato a scriverla per davvero.

Non capisco ancora che farne, o perché farla. Ma le dedico attenzione e cura. Scrivo e metto via.

Sarà un caso ma ho da poco iniziato a tenere un Bullet Journal che sembra proprio il posto adatto per appuntarsi, al volo e in buon ordine, tutto quello che ha bisogno di essere annotato e proprio oggi il corriere mi ha consegnato un libro che sembra proprio cadere a fagiolo.

 

P.S.

così, su due piedi  mi vengono in mente – e mi riservo di verificare –  il dott. Edward Bach, la dottoressa Mereu, il professor Di Bella, la neuroscienziata Candace Pert, il due volte premio Nobel Linus Pauling, il dr. Hamer, il biologo Bruce Lipton, il medico indiano Deepak Chopra e.. per ora basta.

E a te? Ti vengono in mente altri nomi da aggiungere alla lista?

 

P.P.S.

grazie a Cose da Libri per aver scritto questo bell’articolo qua

 

La buca del coniglio

la buca del coniglio

E’ molto molto curioso che mi sia stato suggerito – e che io abbia accettato – di leggere un libro in cui si parla della possibilità di andare e tornare avanti e indietro dal passato con la possibilità di cambiarlo, e conseguentemente di cambiare il futuro, in un momento in cui sto sperimentando con stupore ed allegria, il potere di cambiare il presente.

Evoco ogni volta che voglio la mia buca del coniglio.

Tolgo la marcia automatica e torno indietro rifacendo le cose ogni volta che voglio, ogni volta che voglio farle meglio. E le cambio.

Non cambio le cose, ovviamente. Non potrei neanche farlo. Ma cambio me. E questo basta inevitabilmente a cambiare tutto.

Quando sento salire un’emozione che mi disturba. Mi interrogo. Riavvolgo il nastro. Trovo il punto da cui è partita. Torno ancora un po’ più indietro. Modifico qualcosa del mio atteggiamento. Faccio ripartire tutto. E tutto è diverso. E fila liscio. E non sono più negativa, arrabbiata. triste. E riesco invece a sorridere, guardando un diverso aspetto di quello che prima mi faceva arrabbiare.

Ero nel mio posto del cuore. Un ostello immerso nella natura. Spartano e pulitissimo. Profumato di legno.

Entro nel cucinino e vedo nel lavandino un piatto e due posate sporche, schifose, smuffite, lasciate la da chissà quanto. Mi sale l’astio, mi arrabbio, lo odio, chiunque sia stato.

Poi in macchina, infastidita da questo sentimento, ci ripenso.

Riapro la porta del cucinino piena della mia gioia di stare in quell’ostello. Vedo i piatti e provo tenerezza infinita per chi li ha lasciati lì. Già sorrido.

Immagino sia  in un momento di difficoltà tale da non sentire e non vedere la bellezza assoluta di tutto quello che lo circonda. Voglio fargli un favore, regalargli una cura. Mi metto a pulire i piatti. Sorridendo e con gioia. Pulisco tutto il cucinino.

Splende.

Il mio ostello è tornato perfetto. Chi ha lasciato il piatto sporco forse coglierà la bellezza del gesto e ne sarà sorpreso o rallegrato. Io sento che così le cose sono andate meglio, per me. Che questo è il sentimento che mi fa stare bene. che quell’astio l’ho superato e trasformato.

E per farlo mi è bastato solo pensarci, senza neanche aver dovuto pulire tutto sul serio. 😉

Chiedo a Luca un appuntamento. E lui invece di fissarmelo mi dice di scrivere al suo segretario. Ci resto male. Mi sento mortificata.

Ci sto male e mi domando perché. Mi sforzo di essere onesta e ammetto che mi immaginavo, volevo, che mi rispondesse “Ma certo quando vuoi, chiamami! Questo è il mio numero, o anzi, già che ci sei, hai tempo dopo? Mi fermo volentieri mezz’ora in più per te, sempre che tu abbia tempo”.

Rido della mia presunzione: che aspettative alte. Non alte, ALTISSIME, conoscendo Luca e il valore che da a se stesso e al suo tempo. Sono sollevata di averle ammesse. Nascoste facevano più male.

Provo a immaginare  come si sarebbe sentita, a chiederglielo, la più modesta e timida delle mie compagne di classe.

Avrebbe tremato di soggezione solo al pensiero di avvicinarLO. Gli avrebbe domandato con un fil di voce, arrossendo, se per caso da qui a 10 anni avrebbe mai trovato un ritaglio di tempo per incontrarla, pur pagando a peso d’oro ogni preziosissimo istante che le avrebbe dedicato. E se LUI, anzichè incenerirla con un solo sguardo, le avesse risposto come ha fatto a me “Ma certo! Chiama Stefano e fissa una data con lui” sarebbe andata via volando a 10 metri da terra scordandosi forse anche di salutare e ringraziare. E si sarebbe sentita la persona più fortunata e felice della terra.

Ecco. Rivissuta da un’altra possibile me  la sua risposta non mi fa più così male.

Rido divertita delle mie pretese mal celate e mi riprometto di verificare solo in seguito, dopo averlo incontrato, se la sua risposta era segno di insofferenza e antipatia – come ho creduto – o solo la sua routine. Andrà benissimo verificarlo, qualsiasi sia la risposta. La cosa scema è intestardirmi adesso ad interpretare un suo comportamento.

Eravamo in macchina. tutti e 4. Da un nonnulla non ricordo neanche cosa, in un istante è scoppiato un casino. Una fiammata. E abbiamo litigato tutti contro tutti. In 5 secondi. Fuoco e fiamme. Astio e veleno a saettate.

Poi un doloroso silenzio.

“Siamo proprio diventati una famiglia di merda”. Questo mi è venuto in mente. Con tutto il suo peso. Una vera coltre grigia. Su tutto quello che avevo desiderato e creduto. La visione nitida di un fallimento, di una sconfitta, di un baratro.

Potevo rimanere lì, in quel sentire. Per fortuna invece lo ho riconosciuto. L’ ho visto da fuori.

Ho staccato lo sguardo e lo ho spostato sulla strada che scorreva. “Sono contenta che stiamo andando a mangiare con gli amici, ne ho proprio voglia”.

E mi ha ripreso una grande serenità. E deve essere stata contagiosa perché abbiamo passato una serata piacevole.

Mi è venuto in mente di scrivere tutto questo. Mi si è formato chiaro tutto intero nella mente in un istante.

Mi capita spesso. Di solito demordo. Stavolta invece mentre scendevo le scale le ho viste chiaramente le due strade. Riprendo a studiare o dedico 10 minuti a scrivere sta cosa?

Ho scritto. Evidentemente 😉

Quale scintilla???

Seguendo la proposta di Gioia mi ritrovo a cercar di ricordare quando e come è iniziato il mio lavoro.

Come è scoccata la scintilla?

Scopro subito – e no, non mi sorprende – che in realtà io del mio lavoro non mi sono innamorata ancora. E chissà, magari non mi innamorerò mai.

Io mi sono innamorata perdutamente di questo studio. Cioè di questo appartamento, proprio. Dalla prima volta che l’ho visto. E’ lui che mi fa battere il cuore forte. E’ con lui che ho un legame saldissimo.

Era esattissimamente 8 anni fa – che tanto al caso non ci crede più nessuna, no? – il 9 aprile 2008. Ho appena ritrovato una mail per l’agenzia immobilare con questa data, che me lo conferma.

Da perfetta innamorata ricordo tutto nel dettaglio. Ero al telefono con mamma e le dicevo dai, vieni a vivere qui, è facile trovare casa e non costano tanto. Per dimostrarglielo ho aperto una pagina internet e digitato due parole per la ricerca. TA-DAN folgorazione. Le SUE foto. Erano queste, le conservo ancora.

Lo studio - Sentieri Naturali

lo studio nuovo

Penso di aver smesso anche all’istante di parlare con mamma o anche solo di pensare a lei. Lo studio aveva preso tutto il mio cuore e i miei pensieri.

Ho creato una slideshow con le sue foto e me la sono messa sul desktop. L’ho guardato ogni giorno per almeno sei mesi. E intanto organizzavo di riuscire a comprarlo.

Ecco il mio “lavoro” è nato solo di conseguenza. Quasi a cercare un pretesto.

Voglio quella casa.

Perchè?

Ci farò il mio studio. Ci lavorerò.

Clematis

clematisHo molte caratteristiche di questo fiore. Ogni volta che ho tentato di prenderlo mi ha dato pesanti disturbi di narcolessia. Ora lo sto prendendo nella miscela per curare i miei aspetti Lachesis. Ieri ho dormito, all’istante e profondamente, ogni momento in cui non avevo impegni improrogabili.

Ho pensato fosse un recupero di stress: il giorno prima una mia amica, andando via da casa mia è inspiegabilmente uscita di strada e si è capovolta con la macchina (fortunatamente ne è uscita illesa). 

tarot le pendu

Mi era già capitato un’altra volta, in un’ altra casa, andando via dopo essermi stato a trovare un amico è uscito di strada e si è capovolto. Che caso!

Un mio amico, esperto di fiori e tarocchi, collega clematis all’appeso. E io mi ci ritrovo tanto. L’appeso sorride. A testa in giù. Aspetta. Non fa altro. Ha un punto di vista diverso dagli altri sulle cose. Non so quanto sia utile.

Osservando la carta trovo anche la spiegazione alla confusione che faccio quando parlo con gli altri di destra e sinistra, e pensando a queste difficoltà di intendersi mi tornano in mente le parole che ho letto nel meraviglioso libro “La danza dei cinque elementi” di Gail Reichstein

Quando siamo radicati internamente la nostra immaginazione é ancorata a una sana realtà. Siamo capaci di comunicare con gli altri perché abbiamo in comune con essi una realtà stabile

Rimuginavo su questo quando ho immaginato una giusta cura per l’appeso\clematis: camminare. Infatti quando camminavo un’ora al giorno stavo benissimo. Voglio ricominciare e vedere se mi curo così.

Il Manuale di Istruzioni

manuale di istruzioniOggi sono arrivata a studio e la caldaia faceva strani rumori. Ho aperto lo sportello e guardato, arrabbiata. Ho bruscamente provato a spegnere, ho girato qualche manovella alla cieca. Niente. Ho richiuso lo sportello e ho pensato spaventandomi “dovrò chiamare un tecnico”. Proprio con paura. Paura della spesa, fastidio di averlo in casa perché é molto antipatico, disappunto per essere costretta a chiedere aiuto ad altri per far funzionare una cosa mia.

Poi pian piano mi sono riavvicinata. Con circospezione ho riaperto lo sportello, con un filo d’ansia e un po’ di fretta ho messo sottosopra tutti i libretti che c’erano dentro fino a trovare quello delle sue istruzioni . L’ho aperto e scorso più volte troppo agitata per leggere e trovare davvero quello che cercavo. Poi ci sono arrivata, ho preso fiato e ho seguito le istruzioni. Ho spento, aperto il rubinetto dell’acqua, controllato il manometro della pressione e richiuso l’acqua al momento giusto. Poi l’ho riaccesa. E funzionava!! 

Quando stiamo male possiamo arrabbiarci, spaventarci. Possiamo delegare ad altri la nostra cura, lavandocene le mani, distogliendo magari lo sguardo se quello che vediamo non ci piace.

O possiamo, pur titubanti, tentare di guarirci, ritrovando ricette perdute o sepolte, il libretto di istruzioni che ci é stato dato alla nascita. Quello che ci appartiene e parla di noi.

Quello che ci rappresenta e ci indica come effettuare la nostra manutenzione.

É la nostra consapevolezza, che si rafforza ogni volta che ne facciamo uso.

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