3 – 2 – 1 Vacanze!!! (prima parte)

in valigiaCosa metto in valigia?

Prima Parte: Il Beauty e i Rimedi

Manca poco alla partenza e quest’anno voglio organizzarmi per tempo, visto che la sera prima me ne andarò a cena con le amiche e quindi non potrò preparare la valigia all’ultimo, come faccio di solito.

I figli crescono, la macchina si è ingrandita e quindi avrei più spazio, ma invecchiando divento saggia e mi servono molte meno cose. Leggo piena di ammirazione di persone che usano 10 capi di abbigliamento, mescolati fra loro con sapienza, per vestirsi un intero mese. Sogno di arrivare a quei livelli ma intanto mi impegno a studiare un po’ meglio, e ridurre, le mie necessità.

Sto preparando le liste dei miei indispensabili e questa è quella per il beauty e per la mia “cassetta degli attrezzi”. Vado al mare 15 giorni e non avrò né voglia né bisogno di truccarmi e piastrarmi i capelli, porterò solo un burro di cacao colorato e lo smalto per le unghie dei piedi, sia mai che si dovesse sbeccare. 

Non utilizzo più da anni più creme o prodotti per il corpo, ma solo oli vegetali, macerati o burri biologici, al più addizionati da me con qualche olio essenziale.

Sarò in appartamento e per me è importante avere in casa un odore che amo e riconosco quindi porterò i miei incensi preferiti (Muladhara Chakra di Fiori d’Oriente) e parecchi oli essenziali, per i più svariati usi.

Ma veniamo al dettaglio, ecco i prodotti per il corpo che metterò nel Beauty:

Olio di Jojoba e di Cocco per nutrire corpo e capelli, prima o dopo il sole, dopo la doccia, come più mi garba.

Aloe in Gel come dopo sole, Olio di Iperico se disgraziatamente dovessimo bruciarci.

Macerato di Arnica per i miei sportivi.

Già che non metto smalto alle mani ne approfitterò per rinforzare le mie unghie con Olio di Ricino.

Per il viso mi preparo degli oli giorno e notte a base di argan o jojoba e oli essenziali profumati.

In più preparerò un olio da massaggio dopo sport a base di arnica e oli antidolorifici e uno o più spray antizanzare con citronella geranio e menta.

Gli oli essenziali che porto sempre con me, insieme al Rescue Remedy e allo strumentino per il Guasha:

Limone, forse il mio preferito, per sentirmi piena di energie e attiva, da aggiungere all’acqua per rinfrescarmi, per farmi venir voglia di andare in palestra e contro otite o cefalea.

Arancio amaro. Per migliorare l’umore e mitigare la stanchezza

Lavanda, una goccia sul cuscino per dormire bene, puro sulla pelle in caso di punture o taglietti.

Basilico in diffusione per quando devo studiare o rimanere concentrata

Timo (chemotipo a thujanolo) delicato ma attivo su infezioni di media entità

Tea tree come disinfettante

Chiodi di Garofano sia mai mi dovesse far male un dente

Ledum, insieme al Rescue Remedy dei fiori di Bach, in caso di panico.

Elicriso in caso di traumi o distorsioni.

Sembra tanta roba ma in realtà occupano una piccola borsina che riesco agevolmente a portarmi sempre dietro (foto).

Dimenticavo! Qualcosa in farmacia la compro, la crema solare Avène 50+ a cui va la mia imperitura gratitudine perché solo grazie a lei il sole non è più un nemico, e l’acqua termale spray, sempre di Avène, perché è una coccola piacevolissima. Da quando ho preso l’abitudine di tenerla in borsa, in estate, non smetto più di spruzzarmela, è davvero gradevole ed aiuta ad abbassare la temperatura quando inizia a diventare fastidiosa.

E per voi? Quali sono i vostri indispensabili?

Cose che mi fanno bene

lista

Una delle cose belle del bullet journal é che si possono aggiungere le pagine più disparate in qualsiasi momento ci venga in mente di farlo, basterà poi indicarne nome e numero nell’indice o scordarci di farlo se la pagina che abbiamo creato non é poi così memorabile.

Così mentre allestivo le nuove pagine per il mese di novembre mi é scappato di fare questa lista, che trovo assolutamente preziosa.

Casualmente non contiene cose che si possono comprare, eccetto il biglietto del cinema o del teatro.

Sono tutte cose che ho scritto di getto e ispirata, cose che mi appartengono profondamente.

Il bello di questa lista – e lo ho scoperto solo dopo averla scritta – é che per stare bene mi basta leggerla.

Mi riporta con sicurezza a chi sono e a dove sono.

Toglie di mezzo scontentezze e frustrazioni e mi avvolge, rassicurandomi completamente.

Penso che la ricopierò su un cartoncino, per tenerla spesso davanti agli occhi.

E voi? Avete sottomano la vostra lista? Provate a farla, e vedete l’effetto che vi fa.

Se non é assoluto benessere quello che vi coglie rileggendola non dubitate di voi, é la lista che é sbagliata. Avete probabilmente scritto cose che non funzionano, dettate dalla testa anziché dal cuore, o dalla pancia.

Buttate tutto e riscrivete, finché non trovate le parole che funzionano davvero, per voi.

La buca del coniglio

la buca del coniglio

E’ molto molto curioso che mi sia stato suggerito – e che io abbia accettato – di leggere un libro in cui si parla della possibilità di andare e tornare avanti e indietro dal passato con la possibilità di cambiarlo, e conseguentemente di cambiare il futuro, in un momento in cui sto sperimentando con stupore ed allegria, il potere di cambiare il presente.

Evoco ogni volta che voglio la mia buca del coniglio.

Tolgo la marcia automatica e torno indietro rifacendo le cose ogni volta che voglio, ogni volta che voglio farle meglio. E le cambio.

Non cambio le cose, ovviamente. Non potrei neanche farlo. Ma cambio me. E questo basta inevitabilmente a cambiare tutto.

Quando sento salire un’emozione che mi disturba. Mi interrogo. Riavvolgo il nastro. Trovo il punto da cui è partita. Torno ancora un po’ più indietro. Modifico qualcosa del mio atteggiamento. Faccio ripartire tutto. E tutto è diverso. E fila liscio. E non sono più negativa, arrabbiata. triste. E riesco invece a sorridere, guardando un diverso aspetto di quello che prima mi faceva arrabbiare.

Ero nel mio posto del cuore. Un ostello immerso nella natura. Spartano e pulitissimo. Profumato di legno.

Entro nel cucinino e vedo nel lavandino un piatto e due posate sporche, schifose, smuffite, lasciate la da chissà quanto. Mi sale l’astio, mi arrabbio, lo odio, chiunque sia stato.

Poi in macchina, infastidita da questo sentimento, ci ripenso.

Riapro la porta del cucinino piena della mia gioia di stare in quell’ostello. Vedo i piatti e provo tenerezza infinita per chi li ha lasciati lì. Già sorrido.

Immagino sia  in un momento di difficoltà tale da non sentire e non vedere la bellezza assoluta di tutto quello che lo circonda. Voglio fargli un favore, regalargli una cura. Mi metto a pulire i piatti. Sorridendo e con gioia. Pulisco tutto il cucinino.

Splende.

Il mio ostello è tornato perfetto. Chi ha lasciato il piatto sporco forse coglierà la bellezza del gesto e ne sarà sorpreso o rallegrato. Io sento che così le cose sono andate meglio, per me. Che questo è il sentimento che mi fa stare bene. che quell’astio l’ho superato e trasformato.

E per farlo mi è bastato solo pensarci, senza neanche aver dovuto pulire tutto sul serio. 😉

Chiedo a Luca un appuntamento. E lui invece di fissarmelo mi dice di scrivere al suo segretario. Ci resto male. Mi sento mortificata.

Ci sto male e mi domando perché. Mi sforzo di essere onesta e ammetto che mi immaginavo, volevo, che mi rispondesse “Ma certo quando vuoi, chiamami! Questo è il mio numero, o anzi, già che ci sei, hai tempo dopo? Mi fermo volentieri mezz’ora in più per te, sempre che tu abbia tempo”.

Rido della mia presunzione: che aspettative alte. Non alte, ALTISSIME, conoscendo Luca e il valore che da a se stesso e al suo tempo. Sono sollevata di averle ammesse. Nascoste facevano più male.

Provo a immaginare  come si sarebbe sentita, a chiederglielo, la più modesta e timida delle mie compagne di classe.

Avrebbe tremato di soggezione solo al pensiero di avvicinarLO. Gli avrebbe domandato con un fil di voce, arrossendo, se per caso da qui a 10 anni avrebbe mai trovato un ritaglio di tempo per incontrarla, pur pagando a peso d’oro ogni preziosissimo istante che le avrebbe dedicato. E se LUI, anzichè incenerirla con un solo sguardo, le avesse risposto come ha fatto a me “Ma certo! Chiama Stefano e fissa una data con lui” sarebbe andata via volando a 10 metri da terra scordandosi forse anche di salutare e ringraziare. E si sarebbe sentita la persona più fortunata e felice della terra.

Ecco. Rivissuta da un’altra possibile me  la sua risposta non mi fa più così male.

Rido divertita delle mie pretese mal celate e mi riprometto di verificare solo in seguito, dopo averlo incontrato, se la sua risposta era segno di insofferenza e antipatia – come ho creduto – o solo la sua routine. Andrà benissimo verificarlo, qualsiasi sia la risposta. La cosa scema è intestardirmi adesso ad interpretare un suo comportamento.

Eravamo in macchina. tutti e 4. Da un nonnulla non ricordo neanche cosa, in un istante è scoppiato un casino. Una fiammata. E abbiamo litigato tutti contro tutti. In 5 secondi. Fuoco e fiamme. Astio e veleno a saettate.

Poi un doloroso silenzio.

“Siamo proprio diventati una famiglia di merda”. Questo mi è venuto in mente. Con tutto il suo peso. Una vera coltre grigia. Su tutto quello che avevo desiderato e creduto. La visione nitida di un fallimento, di una sconfitta, di un baratro.

Potevo rimanere lì, in quel sentire. Per fortuna invece lo ho riconosciuto. L’ ho visto da fuori.

Ho staccato lo sguardo e lo ho spostato sulla strada che scorreva. “Sono contenta che stiamo andando a mangiare con gli amici, ne ho proprio voglia”.

E mi ha ripreso una grande serenità. E deve essere stata contagiosa perché abbiamo passato una serata piacevole.

Mi è venuto in mente di scrivere tutto questo. Mi si è formato chiaro tutto intero nella mente in un istante.

Mi capita spesso. Di solito demordo. Stavolta invece mentre scendevo le scale le ho viste chiaramente le due strade. Riprendo a studiare o dedico 10 minuti a scrivere sta cosa?

Ho scritto. Evidentemente 😉

Terapia Verbale

terapia verbaleSeguo da anni il lavoro della dottoressa Mereu che ha messo a punto quella che ha chiamato “Terapia Verbale” con la quale incoraggia i pazienti a partecipare al proprio processo di guarigione.

Lo fa invitando a riappropriarsi di un linguaggio in cui potersi riconoscere e che, necessariamente, non sia “medichese”.

La terminologia medica infatti è utile, anzi indispensabile, per permettere ai medici di capire e curare le malattie che individuano in noi.

I nomi che attribuiscono sono l’impalcatura del loro metodo di cura, e permettono di riconoscere, schematizzare ed affrontare secondo un protocollo o secondo uno studio clinico le patologie a cui hanno attribuito un nome.

Quindi ben venga che i medici conoscano e sappiano utilizzare la loro terminologia, in base alla quale sono in grado di agire.

Purtroppo però senza forse rendercene conto, l’abbiamo adottata anche noi, che medici non siamo.

Nel momento in cui ci riferiamo ad un nostro sintomo con termini medici, che fanno riferimento a studi di anatomia, fisiologia o patologia di cui NULLA sappiamo, di fatto perdiamo ogni possibilità di esaminare, accogliere, riconoscere e magari addirittura risolvere il significato di un malessere.

I nomi che la medicina attribuisce alle nostre “malattie”, se li adottiamo nel nostro dialogo interiore, ci privano della possibilità di porci in ascolto di noi stessi. Come possiamo cercar di comprendere un “tumore”, o una “pancreatite”? Che significato possiamo trovare in noi ad un “osteosarcoma”?

Attribuendo questi nomi alle manifestazioni dei nostri disagi diventiamo automaticamente incapaci, inabilitati, a relazionarci ad essi senza l’intervento di un medico, cui delegare in toto la nostra guarigione.

L’invito è riprendersi i nomi delle cose. Se non siamo medici non scimmiottiamoli, chiamiamole come vogliamo, con le parole che ci vengono in mente, dopo aver interrogato silenziosamente pancia e cuore.

Domandiamoci come definirebbe il sintomo il bambino di tre anni che è in noi. Quello che non conosce medici e medicine. Quello che nulla sa di anatomia e fisiologia e che è libero di dire le cose come vuole, come le sente. Anche quando sono assurde o appaiono senza senso.

Quando ci siamo dati la nostra definizione domandiamoci ancora

E cosa succede se ho….? E accogliamo la risposta, quale che sia.

Sarà solitamente una risposta semplice e chiara. Lampante addirittura, quasi banale. E si presenterà insieme alla sua soluzione. Sarà subito chiaro cosa fare per stare meglio.

Spesso avvertiremo un sollievo immediato. E’ una sensazione tangibile, scatta proprio come un “click”. Lo immagino come un sospirone  che proviene dall’interno di noi, la soddisfazione  e il sollievo per essere riusciti ad ascoltarsi profondamente e a comprendersi. Di solito si accompagna ad una risata liberatoria.

In questo modo possiamo portare il nostro contributo alla nostra guarigione, anche mentre un medico la affronta invece utilizzando i suoi termini e le sue tecniche.

Ai medici quello che è dei medici, ai pazienti quello che è dei pazienti. Si potrebbero creare sinergie fortemente vincenti in questo modo.

Premiarsi

Noi, poveri pigri 🙂 che ci immaginiamo mancare di volontà, o forza, o impegno o addirittura valore…

Alle volte é invece solo che abbiamo trascurato di concederci dei contentini, non abbiamo previsto delle gratificazioni, ricche di significato ma anche bellamente concrete. E invece servono.

Sono utili e produttive. E addolciscono ogni sforzo.

Per chi non ha l’abitudine a concedersele é utile – forse indispensabile – programmarle con cura in anticipo. Un bell’elenco a cui attingere quando ne occorra una, o una pianificazione attenta e studiata di passi/premi.

premiarsiIo per esempio ho visto che faccio una fatica terribile a cominciare la giornata. Bene, finalmente ho capito che cominciarla con un caffé nel mio bar preferito o con una passeggiata al fresco sul lungolago mi aiuta ad affrontare il risveglio.

Il contentino più semplice, a costo zero e zero calorie, é visualizzare il risultato. Sarà scontato, sicuramente qualcuno lo fa sempre, istintivamente, ma volete mettere come suona meglio

Adesso stiro così poi avrò la cesta dei panni VUOTA

Piuttosto che “devo decidermi a stirare le ultime 5 lavatrici”

Su su, adesso carta e penna. Cosa può aiutarvi ad affrontare il prossimo impegno?

Per te funziona, per me no

Dopo anni passati a leggere libri, pdf e post sulla crescita personale e dopo aver accumulato frustrazione e disistima, solo da poco sono riuscita a dirmi schiettamente e pacificamente:

Per te funziona, per me NO

Pare che tutti quelli che condividono esperienze e tecniche di efficacia personale siano caratterizzati dall’amore per le sfide, l’entusiasmo e la goliardia della prestanza fisica, la leadership.

Io no. Io le sfide le rifuggo sempre. In competizione non entro mai, neanche fra me e me. Detesto la fatica fisica e lo sforzo, e di tutto questo mi son sempre colpevolizzata parecchio.

Ma – sorpresa! – non siamo esseri inferiori. E non dobbiamo neanche diventare come loro, perché anche per noi, così come siamo fatti, esiste un ambito di crescita personale. Con forme diverse ma altrettanto soddisfacente.

Io non sono riuscita mai a fare la benché minima cosa per 21 giorni. Ho tentato mille volte e ho sempre fallito.

Ora ho serenamente capito. Non fa per me tener conto di quante volte faccio quello che mi sono imposta di fare. Non mi da nessuna soddisfazione, per me non rappresenta assolutamente un incentivo. Io da questa cosa mi devo liberare, altro che cercare di impararla.

Per me tenere il conto vuol dire smettere all’istante. Perdere la motivazione e voler abbandonare.

Io il conto non lo devo tenere. O meglio, nello specifico, fa bene anche a me fare una tacchetta da qualche parte quando una cosa l’ho fatta, mettere un segno di spunta, ma non mi fa affatto bene prepararmi in  anticipo un tabellone pieno di quadretti da spuntare, o una lista più o meno infinita di cose da fare.

Quindi procedo anche io sulla strada della crescita personale, procedo anche io per obbiettivi, ma segno il passo in maniera differente, alle volte opposta.

Ora mi assecondo, mi osservo, mi lascio parlare. Mi lascio – persino – guidare da me.

Per lavorare, progredire e ottenere risultati ho bisogno di sentire di potermi muovere in grande libertà e autonomia, non devo impormi obblighi non necessari e devo poter spaziare allegramente fra gli svariati ambiti di interesse che contemporaneamente voglio portare avanti.

Mi è utile mantenermi sotto un controllo non rigido, a maglie larghe diciamo, ma è indispensabile che il controllo ci sia e che anzi possa sentirmelo saldamente sempre fra le mani.

Sull’onda di questo post di Andrea (seguo EfficaceMente da anni e per me è IL blog di crescita personale) ho re installato 3030 un’applicazione di cui la prima volta non avevo afferrato l’utilità (pur apprezzandone da subito la bellissima grafica). La integro, e questo me la fa finalmente trovare utile, con quest’altra app, che per ora sto utilizzando nella versione gratuita. In praticautilizzando mindly ho buttato fuori TUTTI gli ambiti in cui mi sto applicando e per ognuno ho creato un bollino colorato.

10514025_675857932497084_557070178_nQuindi ho, per esempio, Alimentazione, Lavori di Casa, Studio eccetera. In ognuno poi ho messo tanti bollini colorati quanti me ne venivano in mente e conto in futuro di metterne altri, senza sosta.

Il trucco sta nell’integrare le due app. Quindi lavoro 30 minuti a … scelgo in piena libertà uno qualsiasi dei bollini già presenti nella mappa o se ancora non c’è ne creo uno apposito. Scelgo il colore, lo abbino al colore del lavoro in 3030 e mi dedico completamente a quello per mezz’ora, focalizzata.

Questo mi permette di non perdere il filo, di sapere cosa sto facendo e cosa ho fatto. Di sapere quali ambiti trascuro e quali invece sto portando avanti, di tenere traccia dei miei passi e dei miei percorsi. E di sentirmi soddisfatta di me mentre vedo che raggiungo i miei obbiettivi.

Silenzi e Risposte

Silenzi e RispostePer quello che ho potuto – avuto il piacere, é il caso di dire – sperimentare, l’inconscio é spiritoso. E ci tende sempre una mano per portarci, con mossa sicura e capace, verso la salvezza. É lì con noi 24ore su 24, infinitamente paziente, con tutte le risposte in mano, e aspetta solo che noi lo si ascolti.

Le risposte sono lì. Bisogna solo lasciarle  affiorare.

Che non é propriamente facile come dirlo.

Bisogna essere disposti, voler oltrepassare la mente. Il raziocino, le risposte logiche e ben studiate. Le risposte sensate.

Bisogna ascoltarle tutte, le risposte della mente, e lasciarle passare, non fermarne nessuna. Con dolcezza, ascoltare e insistere. Continuare a chiedere.

Trovare il modo di lasciare una domanda sospesa, lì come un’esca, davanti all’uscio dell’inconscio. E mettersi in profondo ascolto. Anche mentre si fa altro, specie mentre si fa altro, così che la mente sia rassicurata, impegnata e distratta.

Ma mantenersi lì, di fronte a quell’uscio.  Completamente in attesa. Ma anche senza nessuna aspettativa.

La sorpresa, il miracolo stupefacente, è che l’inconscio può con infinita dolcezza manifestarsi. E di solito ci sussurra parole dense di assoluto amore.

É riconoscersi, é manifestarsi, é accettarsi e accogliersi. É essere tutt’uno con se stessi e con il tutto. É cogliere in un istante la semplice presenza di tutte le risposte. E la gioia di non avere neanche il bisogno di afferrarne nessuna.

Nella pratica mi é capitato oggi di svegliarmi con un mal di schiena lancinante.

Le ho pensate tutte, mentre mi trascinavo per casa. Ho cercato sollievo con una doccia, con un massaggio, con l’EFT, con le visualizzazioni, con il respiro. Mi balenavano in mente mille possibili soluzioni, mille possibile cause. Ma non ne ho presa nessuna per buona. Nel dubbio ho ringraziato questo dolore. Perché sapevo che era lì per segnalarmi qualcosa. Ho tralasciato ogni altro pensiero che non fosse “sto male perché sto sbagliando qualcosa, sto facendo qualcosa che non va verso il mio benessere”.

Già ma cosa? Mi sono sbizzarrita con le ipotesi. Ed era la mia mente a parlare. E lo sapevo e lasciavo che fosse.

Ho cercato di creare piccoli momenti di silenzio.

E l’ho sentito che mi sussurrava la risposta.

Ho riso immediatamente.

Si, si si. Mille volte si. Certo che si. Lo sapevo, persino

Ma difficilmente me lo sarei mai detta.

Sono affiorati anche i dettagli.

Li ho ascoltati tutti.

L’inconscio non pone domande e non lascia dubbi.

Manifesta verità.

Risposte, soluzioni. Ovvie semplici e scontate.

Ma che siamo pochissimo predisposti a riconoscere ed accettare.

Io ho preso la mia e piena di allegria e gratitudine ho osservato il mio mal di schiena dissolversi.

Disintossicarsi, in vacanza

Cosa potrebbe succedere se per alcuni giorni vi impegnaste ad astenervi completamente dagli acquisti futili?

Nel mio caso frustrazione, nervosismo e depressione. 

Sono in vacanza, mi ero portata da leggere casualmente, due libri sul medesimo argomento, “La profezia della curandera” e “Il passaggio degli stregoni”.

Entrambi descrivono modi tempi e tecniche di iniziazione di una giovane donna. Similmente a quanto avevo già letto in “Brida”.

Mi hanno colpita, ispirata, confusa. E mi hanno fatto venire in mente qualche domanda.
Sono applicabili a noi, ai nostri giorni, alla nostra parte di mondo queste storie?

Non leggo mai di giovani donne che seguono un percorso di crescita personale pur andando in ufficio tutte le mattine o dovendo preparare pranzo e cena tutti i giorni per marito e figli.

D’altronde mai, in nessun caso é utile pretendere di seguire il percorso di un altro. Il percorso buono é quello che troviamo noi, per noi, no?

Allora ho guardato alla mia giornata e ho cercato in quale ambito ci potessero essere occasioni di miglioramento.
E ahimè mi son balzati subito agli occhi due vizi che aspettavano solo, impietosi, di essere scoperti per quello che sono.

I piccoli acquisti futili e il tempo “impiegato” davanti all’iphone. Agiscono entrambi con lo stesso meccanismo.

Soddisfazione facile e immediata di necessità indotte.

E lenta ma inesorabile intossicazione dello spirito che perde uno dopo l’altro tutti i suoi impulsi creativi.

Mi é stato chiaro quale potesse e dovesse essere la mia cura disintossicante, per questa vacanza (sfrutto sempre le vacanze per disintossicarmi da qualcosa).
Ho rinunciato ad ogni acquisto e come piccola soddisfazione ho fatto un elenco giornaliero di quanto via via NON acquistavo e ho drasticamente ridotto il tempo passato con l’iphone in mano, negandomelo per tutta la mattina e utilizzandolo solo per scopi dichiarati e precisi senza alcuna possibilità di rimanere ad indugiarci.

Come ogni disintossicazione che si rispetti ha prodotto i suoi nefasti effetti, nei primi giorni, e come dicevo sono stata nervosa triste e demoralizzata. Ieri ho dormito scoraggiata tutto il pomeriggio. Oggi però, ed é per questo che scrivo, oggi al terzo giorno mi sono risvegliata con energie tutte nuove.


Fresca, leggera, libera, ottimista. Entusiasta.

Non comprare decori e belletti per qualche giorno ha fatto si che mi si aprissero gli occhi. Che le mani ritrovassero la voglia di muoversi. Sono uscita in bici, ho visto e raccolto i fiori sul ciglio della strada. Li ho disposti a uno a uno in una bottiglia di plastica ritagliata che fungesse da vaso. E mi sono sentita bene.

Così lo auguro anche a voi. Di trovare come liberarvi di un vizio inutile e dannoso e sentire la gioia delle energie restituite che subito ci dispongono ad essere creature gioiose grate e creative.

Osservarsi

Come in alto così in basso, dicevano gli alchimisti.

Se guardiamo ciascuno a se stesso possiamo decidere di capire tutto (o quantomeno molto) da qualsiasi nostro dettaglio decidiamo di esaminare. Basta VOLERCI osservare.

Così ci vorrà un irididologo per dirci cosa si legge nell’iride, un reflessologo per dirci cosa dicono di noi i nostri piedi, un astrologo un numerologo……ma

possiamo metterci davanti allo specchio e osservarci con cura.

Cosa abbiamo deciso di indossare. quali colori. Cosa copriamo, cosa esponiamo.
Oppure aprire il nostro mobiletto del bagno, e guardare – con occhi nuovi – cosa accumuliamo e come disponiamo gli oggetti.
Oppure scrivere di seguito il nostro nomecognome e vedere che messaggi porta.

Come mi manifesto dice tantissimo di me agli altri.

Sarebbe utile che anche io dessi attenzione a questo. Le informazioni potrebbero essere preziose per il mio cammino.

Così il mio nuovo motto potrebbe diventare “fermati alle apparenze” e non come inno alla superficialità, affatto. Ma come segno di grande rispetto.

Osservare senza giudicare, senza voler attribuire un significato.

Osservare con tocco leggero quello che semplicemente appare.

Osservarsi

tavola smeraldinaCome in alto così in basso dicevano gli alchimisti.
Se guardiamo ciascuno a se stesso possiamo decidere di capire tutto (o quantomeno molto) da qualsiasi nostro dettaglio decidiamo di esaminare. Basta VOLERCI osservare.

Così ci vorrà un iridologo per dirci cosa si legge nell’iride, un reflessologo per dirci cosa dicono di noi i nostri piedi, un astrologo, un numerologo……ma..

Possiamo anche metterci davanti allo specchio e osservarci con cura. Cosa abbiamo deciso di indossare, quali colori. Cosa copriamo, cosa esponiamo.
Oppure aprire il nostro mobiletto del bagno, e guardare – con occhi nuovi – cosa accumuliamo e come disponiamo gli oggetti.
Oppure scrivere di seguito il nostro nomecognome e vedere che messaggi porta.

Come mi manifesto dice tantissimo di me agli altri.
Sarebbe utile che anche io dessi attenzione a questo. Le informazioni potrebbero essere preziose per il mio cammino.

Così il mio nuovo motto potrebbe diventare “fermati alle apparenze” e non come inno alla superficialità, affatto. Ma come segno di grande rispetto. Osservare senza giudicare, senza voler attribuire un significato.

Osservare con tocco leggero quello che semplicemente appare.

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