Clematis

clematisHo molte caratteristiche di questo fiore. Ogni volta che ho tentato di prenderlo mi ha dato pesanti disturbi di narcolessia. Ora lo sto prendendo nella miscela per curare i miei aspetti Lachesis. Ieri ho dormito, all’istante e profondamente, ogni momento in cui non avevo impegni improrogabili.

Ho pensato fosse un recupero di stress: il giorno prima una mia amica, andando via da casa mia è inspiegabilmente uscita di strada e si è capovolta con la macchina (fortunatamente ne è uscita illesa). 

tarot le pendu

Mi era già capitato un’altra volta, in un’ altra casa, andando via dopo essermi stato a trovare un amico è uscito di strada e si è capovolto. Che caso!

Un mio amico, esperto di fiori e tarocchi, collega clematis all’appeso. E io mi ci ritrovo tanto. L’appeso sorride. A testa in giù. Aspetta. Non fa altro. Ha un punto di vista diverso dagli altri sulle cose. Non so quanto sia utile.

Osservando la carta trovo anche la spiegazione alla confusione che faccio quando parlo con gli altri di destra e sinistra, e pensando a queste difficoltà di intendersi mi tornano in mente le parole che ho letto nel meraviglioso libro “La danza dei cinque elementi” di Gail Reichstein

Quando siamo radicati internamente la nostra immaginazione é ancorata a una sana realtà. Siamo capaci di comunicare con gli altri perché abbiamo in comune con essi una realtà stabile

Rimuginavo su questo quando ho immaginato una giusta cura per l’appeso\clematis: camminare. Infatti quando camminavo un’ora al giorno stavo benissimo. Voglio ricominciare e vedere se mi curo così.

Il Manuale di Istruzioni

manuale di istruzioniOggi sono arrivata a studio e la caldaia faceva strani rumori. Ho aperto lo sportello e guardato, arrabbiata. Ho bruscamente provato a spegnere, ho girato qualche manovella alla cieca. Niente. Ho richiuso lo sportello e ho pensato spaventandomi “dovrò chiamare un tecnico”. Proprio con paura. Paura della spesa, fastidio di averlo in casa perché é molto antipatico, disappunto per essere costretta a chiedere aiuto ad altri per far funzionare una cosa mia.

Poi pian piano mi sono riavvicinata. Con circospezione ho riaperto lo sportello, con un filo d’ansia e un po’ di fretta ho messo sottosopra tutti i libretti che c’erano dentro fino a trovare quello delle sue istruzioni . L’ho aperto e scorso più volte troppo agitata per leggere e trovare davvero quello che cercavo. Poi ci sono arrivata, ho preso fiato e ho seguito le istruzioni. Ho spento, aperto il rubinetto dell’acqua, controllato il manometro della pressione e richiuso l’acqua al momento giusto. Poi l’ho riaccesa. E funzionava!! 

Quando stiamo male possiamo arrabbiarci, spaventarci. Possiamo delegare ad altri la nostra cura, lavandocene le mani, distogliendo magari lo sguardo se quello che vediamo non ci piace.

O possiamo, pur titubanti, tentare di guarirci, ritrovando ricette perdute o sepolte, il libretto di istruzioni che ci é stato dato alla nascita. Quello che ci appartiene e parla di noi.

Quello che ci rappresenta e ci indica come effettuare la nostra manutenzione.

É la nostra consapevolezza, che si rafforza ogni volta che ne facciamo uso.

Heather, bla bla bla

Heather bla bla blaHeather ha tante parole. Un pozzo senza fondo. E spesso vuole dirle tutte.

Quando parla sembra sorda, non risponde. Accelera o alza la voce per travolgere le obiezioni. Sembra vitale per lei spiegarsi.

Curiosamente ci sono due parole TRA-VISATA e FRA-INTESA che sembrano indicare la stessa cosa: i miei organi di senso, gli occhi, le orecchie, non ti percepiscono. Ti TRA-PASSANO. Quindi ti ignorano. Sei come invisibile.

Per Heather è vitale affermarsi, manifestarsi, essere certa di non essere travisata, di non essere fraintesa. Ottenere riscontri sulla sua visibilità.

Eppure non li ottiene mai.

O per lo meno mai sufficienti al suo bisogno.

E’, il suo, uno sforzo di Sisifo. Combatte senza sosta una battaglia che non può essere vinta. Continua a chiedere agli altri prove soddisfacenti della sua stessa esistenza quando l’unica conferma possibile sarebbe il suo stesso percepirsi.

Allenarsi e Crescere

allenamentiUno degli aspetti più invalidanti dell’essere infantile, della personalità Heather, è l’assoluta mancanza di allenamento alla fatica, alla sopportazione, alla frustrazione.

Heather non sa – perché non lo ha mai imparato – che alla fatica segue la soddisfazione, il successo, l’orgoglio si sé.

Mio figlio, dall’alto dei suoi 14 anni, entusiasta dei suoi allenamenti in palestra mi racconta:

Devi arrivare al massimo dello sforzo e poi fare un pezzettino in più. E’ quel pezzettino, per quanto piccolo, che ti garantisce il miglioramento, il progresso. Costruisce nuove fibre da cui potrai poi ripartire la prossima volta.

Ecco. E’ questo il meccanismo che Heather non conosce, non sa applicare.

Non ha mai imparato a vedere negli ostacoli delle opportunità. Si è sempre fermata prima. A piagnucolare, a fare i capricci, a chiedere aiuto. Non le è stato mai mostrato e non ha capito istintivamente, come poterli superare con le sue forze, la sua applicazione, il suo ingegno applicato con buon senso.

E da grande è ancora lì. Ferma dietro i sassi che le sbarrano la strada. A raccontarsela su, e a raccontarla a tutti quelli che ha intorno.

Per questo a lei più che ad altri fa bene iniziare ad operare in maniera randomica e assurda. Fare cose che non ha mai fatto o farle in maniera del tutto diversa.

Perché si è costruita un castello di scuse ed è abituata a vagare senza scopo nelle sue ampie stanze.

Le fa bene stupirsi, come una bambina. Ridere. Sorprendersi.

Allenarsi. Costruirsi pezzettino per pezzettino.

Forgiarsi con le sue stesse mani.

A lei più che ad altri fa bene

Accettare di fare, senza se e senza ma.

Heather, sempre lei

Disprezzare l’altro, sottolinearne gli aspetti negativi, è una modalità infantile di rispondere al proprio vissuto di inferiorità e debolezza, una modalità che può dare la sensazione di superare il nostro limite, di sopravvivere al nostro malessere strisciante.
(Carotenuto – Integrazione della personalità. Bompiani, Milano – 2002)

Così alle volte ritroviamo Heather – sempre lei, la bambina che non vuole crescere – anche nascosta dietro alla supercritica Beech.

Vorrei ma non posso!

heather pineQuando per caso, per sbaglio direi, Heather inizia a fare qualcosa, quando inizia a muoversi, appena inizia ad essere efficiente, ecco che subito guardandosi intorno scopre che tutti i suoi cari, intorno a lei, stanno soffrendo per i suoi nuovi impegni. Cosicché all’improvviso si maschera da Pine. “Devo smettere di fare per me, mi sento troppo in colpa, trascuro gli altri che ne soffrono”.
Bene. Non le credete.

É solo una bambina spaventata dal suo stesso movimento, dalle responsabilità che vede profilarsi al suo orizzonte.

Cerca scuse per fare marcia indietro e fermarsi, come al solito, sempre.

Brava, Heather.

Heather parla e scrive, spesso.
Aspetta di sentirsi dire brava. Lo agogna.

É dipendente da questo, sospende sempre tutte le sue altre (poche) attività quando é in attesa di un giudizio.

Che poi per altro arriverà e sarà solitamente più che positivo. Spesso superlativo. Ma non cambierà la vita di nessuno. Heather si é già messa lì, in attesa del prossimo “bravissima”.

Vivere e lavorare per il giudizio, per un contentino da parte degli altri, impedisce di afferrare il vero senso delle cose, il vero gusto nel farle.

É quando non si aspetta più il giudizio di nessuno che si scopre il proprio valore.

E solo allora é possibile cominciare a volersi bene davvero.

Ipocondria

Ho il dubbio che l’ipocondriaca sia una bambina viziata e capricciosa. Non ha voglia di sporcarsi le mani, di impegnarsi. Preferisce bloccarsi e battere i piedi per terra, piagnucolando o strillando, magari strappandosi i capelli. Se magari é anche un po’ Water Violet si sente diversa (superiore) agli altri, non si butta nella mischia, non si prende rischi, evita anche solo le occasioni di frustrazione. Per questo é ipocondriaca. Per avere una scusa, fra sé e sé e di fronte agli altri, per il suo perenne non partecipare, per poter continuare a compatirsi e magari a farsi compatire.

Sto maleeee, non mi sento beneee!

L’importante per lei é giustificarsi, darsi e dare giustificazioni del suo NON fare. Lasciar scorrere la giornata a guardarsi gli alluci preoccupata e magari stare improvvisamente meglio dopo il tramonto quando le possibilità di dover fare qualcosa diminuiscono…

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